Caso Volkswagen: la Francia richiede inchiesta europea

Lo scandalo Volkswagene continua a produrre nuove reazioni. Il Ministro delle Finanze francese, infatti, ha evidenziato che “serve un’inchiesta europea su tutti i costruttori, compresi quelli francesi per rassicurare i cittadini“. Inoltre la Corea del Sud ha dato il via ad una indagine su Volkswagen per avere la certezza che la casa automobilistica di Wolfsburg non abbia violato le norme antismog anche del paese asiatico dopo lo scandalo scoperto negli Stati Uniti. Il vicedirettore del Ministero dell’Ambiente dello stato asiatico ha comunicato che Seul farà, quindi, dei test sulle versioni Diesel dei modelli Jetta, Golf ed Audi Ag A3, chiarendo che verranno coinvolte tra 4.000-5.000 auto importate in Corea del Sud dal 2014.
E anche stamattina il titolo Volkswagen perde davvero tanto a causa dello scandalo delle centraline truccate per mascherare le emissioni inquinanti dei motori diesel negli Usa. Il titolo cede a Francoforte il 5,42% a 126,35 euro, mandando in rosso anche gli altri titoli del settore da Peugeot (-5%), Renault (-4,8%), Fca (-4,3%), Bmw (-4,2%) e Daimler (-3,72%). Quello registrato ieri è stato il crollo più forte dal dal 2008, e il costo per i soci del colosso dell’auto tedesca ammonta a 12,9 miliardi. Una tragica giornata sul mercato azionario che è stata la conseguenza del dramma nazionale e che termina prima delle voci secondo cui gli Usa pronti ad avviare un’azione penale nei confronti del gruppo di Wolfsburg. Sono tanti i tedeschi esterrefatti, nell’apprendere di questo eclatante aggiramento delle norme. E chissà cosa sarebbe successo se fosse stata coinvolta un’azienda automobolistica italiana…

In serata sono arrivate le scuse dell’ad Martin Winterkorn, che rischia grosso: “Sono personalmente desolato del fatto di aver deluso la fiducia dei nostri clienti e dell’opinione pubblica – ha affermato -. Per il consiglio di amministrazione e per me personalmente questi eventi hanno la più alta priorità. Vw non consente violazioni di regole e leggi di alcun tipo. Lavoriamo con le istituzioni competenti per poter chiarire nel modo più trasparenze veloce ed esaustivo possibile i fatti”.  La scoperta di queste violazioni rimette in discussione Winterkorn, che secondo alcuni osservatori tedeschi farebbe bene a dimettersi. Altri, invece, sostengono che il lavoro di Winterkorn si sia rivelato così fondamentale per la casa tedesca che gli si concederà la chance di chiarire ogni responsabilità. Lo scandalo giunge a pochi mesi dai tentativi dell’ex presidente del consiglio di sorveglianza Ferdinand Piech di cacciare l’ad di Volkswagen. Piech si è dimesso lo scorso aprile, sancendo la vittoria del potente top manager.

Mercoledì la Volkswagen farà una riunione straordinaria del consiglio di sorveglianza per prendere la decisione riguardo la linea da adottare. La rabbia, però, è generale: la Casa Bianca si dice “abbastanza preoccupata” per le azioni del gruppo. E mentre il governo tedesco ha scelto di non commentare, in Italia Rete Consumatori ha già proclamato una class action ed il Codacons è pronto ad azioni collettive e richieste di danni miliardarie, se verranno appurate anomalie anche sul mercato italiano. Un calcolo teorico induce poi Spiegel on line a concludere che Volkswagens sarebbe obbligata a pagare fino a 18 miliardi di dollari di sanzioni. La collaborazione fornita da Winterkorn potrebbe, tuttavia, ridurre notevolmente l’importo: secondo alcuni analisti la casa automobistica tedesca  potrebbe essere chiamata a pagare “soltanto” 1 miliardo di dollari.

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