La Brexit vista a trecentosessanta gradi

Uno degli eventi internazionali più importante dell’ultimo periodo è stato senza dubbio il referendum inglese che ha sancito la cosiddetta Brexit, ossia l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.
Chi mi legge assiduamente si è chiesto, e mi ha chiesto, come mai non commentassi un evento così importante. Non voglio peccare di falsa modestia, ma ho avuto bisogno di fermarmi a riflettere su tutto quello che si andava dicendo e scrivendo, perché tanto si è detto e scritto per analizzare il risultato del referendum e i futuri scenari che attendono sia la Gran Bretagna che tutta l’Europa.
Difficile, comunque, offrirvi qualcosa di “originale”, ma particolarmente interessante e utile si è rivelato per me l’evento organizzato il 9 Luglio u.s. a Palazzo Clerici a Milano dall’ALDE Party (Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa), soprattutto vista l’importanza del relatore, Sir Graham Watson, ex presidente del partito liberaldemocratico inglese, ma, aspetto ancora più importante, parlamentare europeo per ben vent’anni, dal 1994 al 2014.
L’introduzione è stata a cura dell’avvocato Marco Marazzi, coordinatore nazionale dell’ALDE, che ha ringraziato il numeroso pubblico che con la sua presenza, in un caldo sabato pomeriggio estivo, ha dimostrato come l’argomento fosse importante per molti e si avvertisse il bisogno di ulteriori chiarimenti.

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Sir Watson ha, prima di tutto, illustrato la sua idea su come costruire una vera Europa unita che si può fare solo dal basso in alto, mentre uno dei problemi è che non ci sono oggi partiti veramente europei, ma federazioni. C’è, però, la gioventù europea che ha votato per il remain e dobbiamo dare a queste persone l’opportunità di far parte di un partito veramente europeo. E’ quello che voglio creare: per ora ALDE è metà federazione e metà partito, ma nel futuro sono sicuro che sarà un partito di persone individuali di tutti i Paesi che sapranno creare un movimento ideologico”.

Dopo questo pensiero introduttivo, Marazzi sposta il discorso sulla Brexit e l’ex deputato europeo riprende la parola, per fare due ringraziamenti, “agli organizzatori di questa riunione e ai presenti, perché in Inghilterra non so se sarebbe stato possibile proporla in un sabato pomeriggio di luglio.Watson, quindi, chiede due volte scuse: in primo luogo per “ le conoscenze mancanti della lingua di Dante, perché non ho mai studiato l’italiano, ma l’ho assorbito tramite trent’anni di matrimonio. Poi mi scuso per i miei concittadini che hanno creato una tempesta forse in tutta Europa…

Per spiegare questo risultato, si deve andare al 1759, anno in cui l’ idea di “Europa” è nata ed è stata sviluppata,
• in primo luogo da Adam Smith che, con lo scritto La teoria dei sentimenti morali, formulò il suo pensiero sul mercato a livello europeo governato da regole fisse,
• e poi da Kant che nel 1795 in Germania scrisse il pamphlet Per la pace perpetua che proponeva una federazione politica a livello europeo.”

Watson sottolinea che “questi due concetti, l’Europa del mercato da parte britannica, e l’Europa politica da parte tedesca, sono quelli che abbiamo oggi. L’Unione Europea è un misto dei due, ma la Gran Bretagna ha sempre avuto problemi con l’idea di un’Europa politica… Una parte del popolo britannico, la destra, è fondamentalmente contraria ed è quella al governo ora.”
L’altro anno importante è “il 1989, perché col crollo del muro di Berlino abbiamo pensato tutti che non fosse più necessario giustificare il capitalismo come modello europeo, che non dovevamo più spendere sulla difesa e abbiamo praticato un consumismo incredibile, senza pensare alla società. Nel 2008 abbiamo così pagato il prezzo economico finanziario e ora paghiamo quello geopolitico… Siamo in una posizione molto difficile ed evidentemente Cameron ha fatto un errore immenso, pensando di poter vincere il referendum e confermare l’adesione della Gran Bretagna all’U.E.
Una puntualizzazione importante di Sir Watson, a questo proposito: “ Non c’è nessun comunicato che affermi che il risultato sia stato 52% (leave) 48% (remain). In realtà in quasi tutta l’Inghilterra, tranne Londra, i due terzi si sono dichiarati a favore dell’uscita e un terzo ha confermato la volontà di rimanere. Il risultato contrario si è avuto in Scozia e Irlanda del Nord.

aldeparty.eu
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A questo punto, il relatore illustra le “due opzioni che si aprono ora per la politica britannica:
• o non si invoca l’articolo 50 (l’articolo 50, cui si riferisce Sir Watson , è quello del Trattato di Lisbona che definisce le modalità per uscire, in modo volontario, dall’U.E nda), sostenendo che il risultato non è affidabile e quindi la politica trova un metodo, forse un secondo referendum, con cui chiedere al popolo se vuole veramente uscire, considerando i danni enormi che ora tutti conoscono,
• o la Gran Bretagna si ritira dall’Unione Europea, che è il pensiero del partito conservatore, ma col risultato che il Regno Unito si dividerà, perché la Scozia avrà la sua indipendenza, come l’Irlanda che magari potrebbe andare verso la riunificazione.”

Sir Watson chiarisce che, purtroppo, “coloro che hanno votato leave non l’ hanno votato contro l’Europa, ma contro la globalizzazione, contro l’austerità, contro Cameron, come è dimostrato dal fatto che i vecchi e meno istruiti hanno votato per uscire, gli altri per rimanere”.

L’avvocato Marazzi, a questo punto, interviene per sottolineare come in Italia ci sia un gruppo di persone che considera “il voto inglese come una protesta contro l’Europa socialista, ossia il vecchio spirito imprenditoriale inglese che si fa risentire contro lo statalismo. Mi sembra, tuttavia, da quello che hai detto, che non siano esattamente persone che sostengono il capitalismo sfrenato o il libero commercio.”
Il politico inglese sostiene che “se chiedi all’uomo della strada cosa pensa dell’Europa, ti risponde che è una burocrazia immensa, che costa un sacco di soldi, non dà libertà agli Stati membri e un’unione nella quale la Germania esercita potere incredibile. Sono tutte bugie dette dalla stampa americana, con Murdoch colpevole in particolare. Ma anche la stampa britannica non è stata da meno. E i politici inglesi non hanno avuto il coraggio di dire che le cose non stanno così, perciò è vero che nel pensiero del popolo l’Europa non è una bella cosa, ma hanno votato contro anche perché il primo ministro non ha detto una sola cosa positiva sull’U.E., solo cose negative su economia e posti di lavoro… Anche dai sondaggi sembrava che non fosse possibile convincere la gente con realtà positive. Evidentemente la Gran Bretagna è sempre il quinto potere e hanno pensato di non aver bisogno del continente. Pure l’idea che l’euro sia un disastro è prevalente in Gran Bretagna…”
Non solo: “il livello di istruzione su cos’è l’Europa è molto basso in Inghilterra, tanto che nel weekend dopo il voto la parola più cercata su Google è stata Unione Europea e la gente, solo a quel punto, si è chiesta cosa avesse fatto.Watson confessa, quindi, di “temere che il governo invocherà l’articolo 50, ma sulla base di un test che non ha niente di scientifico. Quando si fa un test, bisogna porre la questione di validità e legittimità e proprio su questa base il referendum non è valido. Procedere in questo modo è molto pericoloso, ma il partito conservatore è più ossessionato di prima e la tragedia di tutto questo è che ha causato la fine anche del partito laburista, che non ha fatto campagna e si trova in una situazione terribile.”




Marazzi riprende la parola per chiedere se c’è qualcosa da rimproverare a quelli che hanno fatto campagna per il remain. Il relatore risponde affermando che “prima di tutto non si sarebbe dovuto svolgere il referendum, perché è molto difficile vincere un referendum su un tema europeo, ma anche su una riforma costituzionale, considerato che siamo nel periodo dell’anti politica e molti sentono che la casta non è più affidabile…In Italia, ad esempio, il movimento Cinque Stelle sta andando così bene non perché è fantastico, benché spesso i loro candidati non siano male, ma perché c’è l’anti partitismo in quasi ogni Paese dell’Europa, Italia compresa. Inoltre il referendum è stato vinto sui social media, usati meglio da quelli che hanno fatto campagna per il leave che hanno, fra l’altro, preso più soldi… Non capisco, però, perché le società d’affari non abbiano dato mezzi alla campagna del remain… Ci sono dubbi che certi soldi siano venuti dalla Russia e dall’America, forse i fondi americani e russi sono andati alla campagna del leave. Sappiamo, infatti, che Farage e Le Pen hanno ricevuto appoggi dal denaro russo.”

Il moderatore chiede se c’è qualche possibilità che il partito decida di dimenticare l’esito del voto e segua l’esempio della Norvegia che ha accordi pur non essendo negli organismi. Watson replica che “ogni giorno che passa, e con gli sviluppi all’interno del partito conservatore, diventa sempre più probabile che il governo invochi l’articolo 50. C’è stata anche una reazione nel continente, e la capisco, perché la Gran Bretagna è sempre stata una rompiscatole, anzi, c’è la tendenza a dire che solo ora si riusciranno a fare certi progressi, resi prima difficili dalla sua presenza. In Gran Bretagna alcuni sostenevano che bisognava rendere l’Europa simile ai britannici…E così la pensano i francesi, che la vorrebbero simile alla Francia…ma non è possibile perché l’Europa deve essere europea, un compromesso eterno di vari interessi…. Non sono pessimista, comunque, perché abbiamo vissuto anni difficili dal 2008 e non abbiamo perso alcun Paese, nemmeno la Grecia, che è stata in una situazione terribile, e l’Ungheria, pur col governo che ha.

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A questo punto, Marazzi espone la sua posizione “la mia prima reazione è stata va bene andatevene via. Mesi fa, infatti, avevo pensato che fosse sbagliato fare delle concessioni ad un Paese che non si sente europeo. Poi, però, ho maturato la convinzione che c’è bisogno del Regno Unito nell’Europa per mantenerla aperta al commercio con una maggior competizione. Quando vedo in Francia proteste a una riforma del lavoro meno forte di quella italiana e in vari Stati proteste contro l’accordo con gli USA, penso che ci vorrebbe ancora la Gran Bretagna, ma purtroppo c’è il problema che è contraria all’unione politica. Volevo chiederti se ritieni che, in caso di firma dell’accordo TTIP (Trattato di libero scambio fra USA e UE), la Gran Bretagna non potrebbe ripensarci.” Watson risponde in modo convinto: “Sì certo. La mancanza di un accordo a livello mondiale ci è costato tanto. Se ci fosse stato dieci anni fa, saremmo in una posizione migliore, ma l’Europa non riesce a chiudere accordi. Il parlamento europeo ha cominciato a criticare l’accordo e per mancanza di coraggio, la commissione ha dato la possibilità ad ogni stato membro di dire no per l’accordo col Canada. Non siamo ancora entrati nelle fase finale dell’accordo con gli USA e, comunque, in un accordo commerciale ci sono sempre sacrifici da fare. … Gli americani sono tiepidi, vedremo anche come andrà la loro campagna elettorale, ma comunque hanno anche meno interesse perché hanno già fatto un accordo simile con gli stati del Pacifico. Non sono molto ottimista, ma dobbiamo cercare un dibattito profondo sul perché vogliamo questo accordo. E la Gran Bretagna servirebbe almeno per questo, perché è un Paese fermamente convinto della necessità di un’apertura al mondo commerciale. Se non riusciamo a mantenere Inghilterra e Galles, considero molto probabile che però Scozia e Irlanda continuino come membri dell’U.E. ad assumere le responsabilità e i diritti dell’adesione. E’ ben probabile che il governo inglese consideri la cosa e si renda conto che non è possibile star fuori dall’Europa per l’economia britannica.”

Marazzi ritorna sulla necessità di una corretta e completa informazione: “Dobbiamo spiegare cos’è la globalizzazione e che benefici ha portato, perché i cittadini non li danno per scontati e anche in Inghilterra sono mancate sufficienti conoscenze. Questa Brexit, inoltre, ha generato una discussione su come si deve riformare l’Europa e sono emerse tante idee diverse: chi la vorrebbe di destra, chi di sinistra etc.. Negli USA non funziona così, sia che vincano i democratici, sia che vincano i repubblicani. Comunque vedo due linee di tendenza separate:
• una, quella dei federalisti che vogliono più integrazione, almeno tra i Paesi della zona Euro o addirittura tra i sei Stati fondatori;
• l’altra secondo cui alcuni poteri devono tornare agli Stati nazionali.
Secondo l’osservatorio tuo, dei Libdem (liberaldemocratici) e dell’ALDE, quale pensi prevarrà?”

Il relatore parte citando Churchill che era “un forte sostenitore di un patriottismo più largo e di una cittadinanza comune per i popoli di questo continente…Io non sono convinto che l’Europa necessiti sempre del livello di integrazione su ogni cosa. Paradossalmente c’è su cose banali, mentre manca, invece, una politica estera e di difesa comune, e questo per ragioni stupide. Forse, se c’è una cosa positiva della Brexit, è che ci dà la possibilità di ripensare l’Europa, le cose che facciamo e non facciamo insieme. In questo senso la commissaria italiana alla Politica estera, Federica Mogherini, potrebbe giocare un ruolo importante, perché pochi giorni fa ha pubblicato una proposta di politica estera niente male… Ciò che dice la Mogherini è che non si tratta necessariamente di imporre un’idea federalista, ma dell’interesse comune di fare una politica estera comune e, se tentiamo di lavorare su questa base, forse riusciamo a creare un’Europa con un appoggio largo tra i cittadini.”

Marazzi afferma che “abbiamo tanti iper-regolamenti su varie cose e poi non ci occupiamo del terrorismo, dei confini, della sicurezza; il problema è che si andrebbe a incidere nel potere degli Stati e proprio Francia e Regno Unito sono stati quelli che più hanno ostacolato. Questa potrebbe essere una direttiva di sviluppo: cedere poteri sulle materie rilevanti. La cosa logica sarebbe avere partiti paneuropei, ma è difficile perché nei singoli Paesi la politica viene fatta nella lingua locale. Cosa bisognerebbe fare secondo te?”
Watson risponde che “la sfida linguistica è grande e non penso si possa tornare al latino come lingua di comunicazione europea. Non mi sento nemmeno di dire che tutti devono parlare inglese (la lingua più parlata è, tra l’altro, il tedesco!). Dobbiamo superare questo ostacolo e lo faremo, anche se la comunicazione va molto oltre la lingua parlata. Una delle cose più interessanti dei social media è vedere come comunichiamo attraverso le foto e parole. Nella campagna elettorale si diceva molto di più con le foto, che con i messaggi. In realtà non c’è nessun Paese capace in sé stesso di affrontare le grandi sfide della globalizzazione, come il cambiamento del clima o la crescita della popolazione mondiale. Queste sfide, anche quella della criminalità organizzata a livello mondiale, sono per tutti e quando arriverà il momento in cui riconosceremo la nostra interdipendenza, allora sarà fatta.
Marazzi replica che “questo è ovvio a chi ha una visione a grandangolo delle cose, anche diretta. Il cittadino, però, non sa nemmeno di quanti Paesi è composta l’U.E, non ne conosce i poteri e sente solo discorsi su banche e austerità… C’è stata una crisi finanziaria: cosa serve più di questo per capire che bisogna marciare uniti?”




Rispondendo poi alle domande del pubblico, l’ex eurodeputato afferma che “questa Europa non ha aiutato per niente alcuni dei miei concittadini a difendersi dalle conseguenze negative della globalizzazione, come l’immigrazione in sé. La presenza degli extracomunitari ha una pressione deprimente sui salari e rivela l’incapacità della nostra società a formare la gente per il lavoro. Gli imprenditori preferiscono impiegare immigrati, magari polacchi per fare un esempio, perché non protestano su orari etc. Perché la nostra società non sia capace di dare queste attitudini ai giovani è una domanda importante e bisogna darsi da fare su questo fronte.”
Quanto ai partiti, Watson dice che “nel 1989 certi hanno pensato fosse la fine delle ideologie, ma se una società non crea movimenti o partiti basati su approcci ideologici, avrà disastri nel governo… Dunque i partiti sono importanti, perché se una popolazione è istruita, si rende conto che un partito ha una base ideologica. I partiti, però, hanno fatto l’errore di governare con i sondaggi e hanno venduto la politica come fosse un oggetto… Non si può governare così, non è responsabile. Anche in Gran Bretagna sono state dette cose non vere, ma non c’è il potere di sanzionare chi dice bugie da parte della società.”

Sulla possibilità di una nazione europea, il relatore sostiene “di non aver alcun problema: sono scozzese, britannico, europeo e anche cittadino del mondo. Mi rendo conto, però, che molti dei miei concittadini non hanno questo approccio, ciò accade perché non hanno avuto un’istruzione che fa pensare a livello europeo. ….Secondo me, uno dei più importanti progetti mai attuati è quello di realizzare un libro sulla storia della civilizzazione europea che potrebbe esser accettato da tutti i popoli per educare i suoi cittadini all’ideale comune europeo. Alcuni hanno agito in questa direzione meglio di altri, per esempio i tedeschi, ma dobbiamo farlo dappertutto, perché altrimenti non vedremo mai la fine di conflitti basati su idee storiche prive di ogni fondamento scientifico.”

Rispondendo ad un’altra serie di domande, il politico inglese teorizza che “se Londra insiste e il Regno Unito si ritira dall’U.E., a quel punto ci sarà in Scozia la domanda, appoggiata anche dai liberaldemocratici, per un nuovo referendum sull’indipendenza e la Scozia sarà così libera di rientrare nell’U.E. Non sarà semplice, perché ci vuole l’unanimità degli Stati membri dell’Europa Unita e la Spagna si opporrà per paura che la Catalogna faccia lo stesso…. Bisogna, però, ricordare che quando è nato il Regno Unito (1706), c’è stata l’anno dopo l’adesione volontaria da parte della Scozia che votò per farne parte, a differenza di quanto successo in Spagna, dove la Catalogna non ha mai scelto di unirsi al resto del Paese. Secondo me, lo sviluppo della situazione della Scozia dirà molto su che tipo di società abbiamo… In Europa la situazione è difficile, considerati i vari referendum e i conseguenti sviluppi interni; inoltre manca una leadership. Mi chiedo se dopo Cameron e Corbyn non ci sarà una terza vittima, forse Juncker perché non è, o non sembra, capace di dare all’Europa la leadership che ci vuole. Lo conosco abbastanza bene: è una persona con grande esperienza e grande cultura, ma non sembra in grado di superare l’attuale situazione politica e tanti Paesi membri sostengono non sia la persona adatta.”

Parlando di sé, dice:” Ho passato 42 anni della mia vita ad andare a parlare per promuover le idee europee, ma sono stato sconfitto con questo voto. Non so quale sarà il mio futuro personale, ma questo voto ha già avuto per me un impatto importante perché, su proposta di mia moglie, ho deciso di trasferire casa in Scozia. Penso sia più probabile poter costruire questa Europa da Edimburgo che non da Londra. Quando all’inizio dicevo che l’Europa non si fa dall’alto, intendevo sostenere che il dovere di tutti noi, che crediamo nell’Europa, è servire la causa politica europea.” Parlando ancora della sua esperienza come capogruppo dell’ALDE al Parlamento Europeo dal 2004 al 2009, Watson spiega di aver “tentato sempre di prendere in considerazione idee e convertirle in iniziative, anche se non è stato facile per la dimensione piccola del partito; sono, infatti, i socialisti e popolari che determinano l’agenda del Parlamento, anche se ci sono sempre e comunque possibilità, se si usa intelligenza. Se devo fare un rimprovero al mio successore, il belga Guy Verhofstadt, posso dire che, essendo stato primo ministro, non ha conoscenza della guerriglia e dell’essere partigiano e mi dispiace, perché a volte è questo che ci vuole.”

neweuropeans.net
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Alla domanda su come vede questa Europa, l’ex europarlamentare risponde che “se dovessi scegliere uno slogan per le prossime elezioni europee, sarebbe che il partito popolare non è stato un successo per l’Europa. E’ al potere dal 1999 e in questi vent’anni è successo che l’Europa ha perso la sua anima…C’è, quindi, bisogno di una Europa più coerente e questo dovrebbe esser il nostro approccio. Negli anni Ottanta un deputato socialista tedesco ha scritto un libro dal titolo La repubblica poco amata e l’Europa è diventata proprio questo, una repubblica poco amata dai suoi cittadini! Bisogna capirne il motivo e, poi, trovare una soluzione.”

Riguardo al nostro Paese, Watson spiega che durante la sua carriera politica “l’Italia è sempre stato uno dei due pilastri affidabili insieme alla Germania. Negli ultimi anni, da Berlusconi in poi, però, l’Italia non è più stato un partner affidabile per la costruzione europea, ma è diventato come tutti gli altri Paesi che antepongono i loro interessi….E ora ho paura che Renzi stia cominciando a non rispettare più le regole dell’Europa e non attui più le riforme a livello di finanze dello stato, così come ha sempre fatto la Francia. Gli direi di occuparsi meno delle riforme costituzionali e più di avere un’economia sicura, perché non si può continuare con banche che non hanno più soldi. Ho paura che una delle conseguenze di ciò che è successo in Inghilterra possa essere una speculazione sulle banche più deboli e, a questo proposito, ricordo che il primo dovere di un governo è avere un sistema bancario affidabile. Dunque, come qualcuno ha scritto su Facebook, è meglio riparare i tubi a Firenze che non la costituzione a Roma.”

Ecco, ho cercato di offrire anche a voi che mi seguite un contributo alla completezza delle informazioni che già avete sulla Brexit. Contributo importante, ripeto, considerata la statura del relatore, inglese, anzi, a questo punto è meglio dire scozzese, e da sempre europeista convinto.

12 pensieri su “La Brexit vista a trecentosessanta gradi

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