Dalla Chiesa: cosa ci insegnano le sue idee

Quando si pensa agli uomini che diedero la vita per combattere la mafia, vengono in mente subito Falcone e Borsellino ma ci sono stati molti altri servitori dello Stato uccisi in modo barbaro dalla mafia. Di uno cade proprio oggi il trentaquattresimo anniversario della scomparsa: si tratta del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato da Cosa Nostra a Palermo all’età di quasi 62 anni insieme alla moglie e a un agente. Cerimonie in sua memoria sono state celebrate a Palermo e Milano. Nella città siciliana corone di fiori sono state messe nel luogo della strage alla presenza di numerose figure istituzionali, tra cui il presidente del Senato, Pietro Grasso, il sindaco, Leoluca Orlando, e anche l’arcivescovo, Corrado Lorefice. Nella metropoli lombarda, invece, il sindaco Sala ha preso parte alla deposizione di corone in piazza Diaz, nella quale è situato il monumento a Dalla Chiesa, insieme al questore, Antonio De Iesu, e al prefetto, Alessandro Marangoni. Mi sembra giusto ricordarlo con le sue frasi più significative.

“Non spero certo di catturare gli assassini a un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l’arroganza mafiosa deve cessare.”

“La mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascolta, ti verifica alla lontana. Un altro non se ne accorgerebbe, ma io questo mondo lo conosco.”

“Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì.”

“O mi danno i poteri necessari per fronteggiare la più grande industria del crimine della nostra epoca, oppure la mia nomina a prefetto non servirà proprio a nulla.”




“Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati.”

“Le banche sanno benissimo da anni chi sono i loro clienti mafiosi. La lotta alla Mafia non si fa nelle banche o in una città volta per volta, ma in modo globale.”

“Chiunque pensi di combattere la Mafia nel “pascolo” palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo.”

“La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fato grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. A me interessa conoscere questa “accumulazione primitiva” del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti a la page. Ma mi interessa ancor di più la rete mafiosa di controllo, che grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere.”




“Sono nella storia italiana il primo generale dei carabinieri che ha detto chiaro e netto al governo: una prefettura come prefettura, anche se di prima classe, non mi interessa. Mi interessa la lotta contro la Mafia, mi possono interessare i mezzi e i poteri per vincerla nell’interesse dello Stato“.

“Nel periodo dell’antiterrorismo avevo dietro di me l’opinione pubblica, l’attenzione dell’Italia che conta. I gambizzati erano tanti e quasi tutti negli uffici alti, giornalisti, magistrati, uomini politici. Con la Mafia è diverso, salvo rare eccezioni la Mafia uccide i malavitosi, l’Italia per bene può disinteressarsene. E sbaglia.”

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“Quando c’è un delitto di mafia, la prima corona che arriva è quella del mandante.”

“Magistrati, sociologi, poliziotti, giuristi sanno benissimo che cosa è l’associazione mafiosa. La definiscono per il codice e sottraggono i giudizi alle opinioni personali.”

“Credo di aver capito la nuova regola del gioco. Si uccide il potente quando è diventato troppo pericoloso, ma si può ucciderlo perché isolato.”




Queste intense frasi ci dimostrano come, pur a distanza di più di trent’anni, il pensiero di Dalla Chiesa sia ancora molto attuale. Perciò, è davvero opportuno fermarsi a rileggerle con attenzione per proseguire con ancor maggior efficacia il percorso da lui iniziato. Solo così, infatti, il suo sacrificio non sarà stato vano e inutile.

19 pensieri su “Dalla Chiesa: cosa ci insegnano le sue idee

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