Spedizione di Carlo Magno in Trentino: storia, non leggenda

In tante località della Val Rendena si susseguono lungo tutta l’estate interessanti eventi. A Carisolo, nella chiesa cimiteriale di Santo Stefano, ad esempio, si tiene quest’anno la rassegna “Tra arte, storia e leggenda “. Nell’ incontro del 6 Agosto è stata trattata la leggendaria spedizione di Carlo Magno, da Bergamo , a Lovere, al Trentino passando per la Val Camonica ( Esine, Cividate, Berzo, Bienno, Breno (?), Cemmo e un luogo imprecisato (Edolo?) dopo Cemmo, il Mortirolo, Davena, Ponte di Legno di cui, però, non è indicato il nome). I documenti trentini parlano poi di Pellizzano, del Monte Moschera (Val di Sole), fino a queste terre di Val Rendena ( Carisolo, Massimeno, Vadaione, Pelugo).
Ha introdotto Graziella Trenti, una volontaria del gruppo ” Per santo Stefano “, che ha presentato il relatore, lo storico Luciano Imperadori, originario della Val Camonica ma trentino d’adozione, che ha dato vita a un progetto su Carlo Magno ben tredici anni fa, nonché ideatore e coordinatore del “progetto Carlo Magno” di cui parlerà il sindaco (vedi intervento conclusivo). Giornalista pubblicista, ha prodotto un video come regista e ha pubblicato diversi saggi; l’ultimo, in cui si affronta appunto il viaggio in Trentino di Carlo Magno, fa parte di un libro realizzato con altre voci “La via di Carlo Magno in Valle Camonica e Trentino”.

Prima di tutto, mi sembra utile richiamare la vostra attenzione su alcuni aspetti fondamentali della querelle, alcuni contenuti nel video proposto, altri tratti dal libro sopra citato.
1. La leggenda di Carlo Magno in Val Camonica e Trentino è narrata in nove manoscritti latini dei secoli fra XV e XIX, nell’affresco del Baschenis a Carisolo e in una sua settecentesca traduzione italiana. Inoltre sono a disposizione degli studiosi le trascrizioni di alcuni manoscritti scomparsi, grazie all’opera di due eruditi del primo Novecento, alcune lapidi e scritte presenti in chiese e i rifacimenti degli storici del Seicento e Settecento. Fondamentale, quello del frate camuno Gregorio Brunelli.
2. In Santo Stefano si trova un grande affresco del Cinquecento, opera di Simone II Baschenis, che raffigura il passaggio di Carlo Magno in questi luoghi. Sotto l’affresco, un’imponente scritta murale, in latino medioevale, rimanda ad antiche pergamene. La più datata pare sia stata redatta da un notaio, Graziadeus di Bolbeno (piccolo paese delle Giudicarie vicino a Tione n.d.a.), nel 1446, ma sulla base di pergamene ancora più antiche. Non solo. Anche in Val Camonica numerosi notai avevano certificato lo stesso racconto, a Bienno, Lovere… Proprio in questa località, sopra il lago d’Iseo, è presente un’altra versione del documento, con informazioni più complete rispetto a quelle contenute nella pergamena trascritta dal Baschenis, ad esempio il nome del Papa dell’epoca, Adriano. A Carisolo, secondo gli antichi documenti, i sette vescovi e il Papa battezzarono maximam gentem, lasciando sul posto uno scritto per raccontare le gesta di Carlo omnia que fecerunt per universo.

L'affresco con la pergamena
L’affresco con la pergamena

3. Nei testi, costante è una serie di azioni che si ripetono:
• il re, accompagnato dal Papa e da sette, numero magico, vescovi, arriva in una località dominata da un signore pagano/ariano/ebreo;
• al signore viene data la possibilità di convertirsi, oppure c’è la sua sconfitta in battaglia, cui segue la conversione o la morte;
• l’esercito di Carlo Magno distrugge il castello e fa erigere al suo posto una chiesa. Significativo ciò che successe a Ponte di Legno, dove venne costruita la chiesa della Santissima Trinità con l’obiettivo di tramandare a tutta la valle la diffusione del dogma relativo, insieme al ricordo del re;
• alla chiesa viene attribuita una dote di indulgenze, solitamente ricca.
• le chiese citate nei documenti sono collocate in luoghi elevati, spesso collegati a un castello. ( Ne ricordo qualcuna, anche là dove permane il dubbio sull’epoca di costruzione e gli studi continuano: chiesa di San Giovanni in Cala a Lovere; chiesa della Trinità a Esine; San Pietro Süch a Bienno; chiesa di San Brizio a Monno; Sant’Alessandro a Vione; chiesa della Santissima Trinità a Ponte di Legno; Sant’Antonio a Pelugo, Santo Stefano a Carisolo…n.d.a)
4. Durante la spedizione, il re dei Franchi dovette affrontare numerose difficoltà, basti pensare al superamento del passo del Tonale. Risalendo poi dalla Val di Sole, Carlo Magno arrivò al valico che secoli dopo prese proprio il suo nome, Campo Carlo Magno ( “Il cambio del nome avvenne soltanto nel 1909 con uno scontro tra irredentisti e resto della popolazione” preciserà in seguito Imperadori). Costeggiò la sponda sinistra del fiume Sarca, rimanendo incantato dalle Dolomiti. Anche se il testo del Privilegio di Santo Stefano fa terminare la spedizione di Carlo a Carisolo, ci sono tracce che portano ad affermare che egli andò oltre, verso le Giudicarie esteriori, nel Bleggio “ ivit in Balviam”e nel Lomaso, da dove può essere sceso verso il lago di Garda, e forse verso Verona dove si era rifugiato Adelchi, speranza dei Longobardi.

5. Recenti scavi a San Martino di Lundo, nel Lomaso, hanno messo in luce, infatti, l’esistenza di un’antica fortezza di gigantesche proporzioni, posta sull’antica strada che collegava le Giudicarie con il lago di Garda.
6. In Francia sono stati ritrovati dei documenti che confermano che l’antico privilegio di Santo Stefano di Rendena, riportato alla base dell’affresco, ha una sua precisa origine nel quadro storico medioevale. Sarebbe una donazione di Carlo Magno, confermata successivamente da Carlo il Grosso, l’ultimo dei Carolingi a fregiarsi del titolo di imperatore.
7. Lo scopo dei Franchi era anche quello di conquistare il controllo sui minerali e sugli altri metalli preziosi, di cui la valle era ricca, indispensabili per la fabbricazione dei cristalli di vetro.
Ecco come la leggendaria spedizione di Carlo Magno, che conserva ancora oggi un fascino straordinario, trova precisi riscontri.

Carlo Magno e il suo seguito campigliodolomiti.it
Carlo Magno e il suo seguito
campigliodolomiti.it

Entriamo ora nel vivo dell’evento.
Lo storico ha voluto, prima di tutto, dire” Grazie al gruppo di volontari che tiene aperta questa chiesetta, un gioiello di storia e di arte inserito in una natura senza eguali“. È, poi, entrato subito in medias res: “Vi parlerò del viaggio di Carlo Magno che, partendo da Bergamo, risalendo la Val Camonica, il Tonale e la Val di Sole è giunto, attraverso il fiume sopra Pelugo, nella nostra Val Rendena.”
Ha poi precisato che “Anche nel passato c’erano studiosi che sostenevano la presenza di un substrato storico… Qualcuno ha posto l’accento sul fatto che non è immaginabile che il Baschenis, autore del ritratto presente nella Chiesa, si sia inventato la pergamena trascritta sull’affresco che raffigura il sacrificio di Santo Stefano e che descrive proprio la spedizione di Carlo Magno…Insomma, c’è davvero tanto materiale, anche grazie alle ultime ricerche.
Dopo la proiezione di un breve, ma molto interessante, filmato, Imperadori ha ripreso la parola “… Riportare una pergamena su un muro di una chiesa è veramente un caso rarissimo e aveva un significato preciso: lasciarla vedere al popolo e alle generazioni future. E Carisolo è fortunato, perché è ancora qui da ammirare e studiare, mentre altri due affreschi del Baschenis, relativi a questo percorso, purtroppo sono andati distrutti.” (Il relatore si riferisce a un affresco sul muro esterno della chiesa di Santa Maria a Pellizzano, andato perduto nel 1800 a causa di un incendio; e a quello a Saone nella chiesa di San Brizio, distrutto alla fine del Settecento con la costruzione della nuova chiesa. n.d.a.)
Il re franco giunse in Val Rendena, passando da Dimaro, dove recentemente sono state scoperte tracce di antichi affreschi carolingi. Da quella località risalì la Valle del Meledrio, un tempo chiamata Valiana dal nome del monte soprastante, per poi scendere in queste terre attraverso il passo della Moschera, come anticamente si chiamava l’attuale Passo Campo Carlo Magno. “Carlo Magno è un nome che attira, come intuirono già i primi albergatori della Campiglio asburgica che sollecitarono il cambiamento della denominazione del passo, per portare in questi luoghi la clientela tedesca, molto attratta dal mito di ” Karl der Grosse”. Così nel 1909 il nome fu cambiato.
Imperadori ha, quindi, dichiarato che la questione se si tratti di storia o leggenda “è un falso problema, perché ci sono tanti collegamenti che dicono che questo racconto non è stato inventato, considerate le certificazioni da parte di notai dell’epoca. C’è, insomma, una base storica fortissima… Se questo fosse un racconto completamente inventato per gloriarsi di un’impresa, si sarebbe scelto di far passare Carlo da luoghi più famosi. Invece, questo non succede. Per esempio, nel racconto della spedizione di Carlo, è citata la chiesa di San Zenone a Pelugo, che sorge in cima, ma ce n’è una molto più bella, in basso, lungo la strada, quella di Sant’Antonio. Ad Esine, in Val Camonica, fanno passare l’Imperatore per la chiesa dedicata alla Santa Trinità, situata su un monte, ma giù ce n’è una, dedicata a Santa Maria, bellissima, con splendidi affreschi. Domanda: perché farlo passare in cima, se ciò non corrispondesse alla realtà dei fatti? Nel testo ci sono precisi riferimenti topografici e ciò porta a credere che chi ha scritto il racconto conoscesse bene questi luoghi”.

IMG_0591

È significativo, inoltre, che nel Trentino Carlo Magno sia stato messo sempre al primo posto, anche nel capoluogo. Su una loggia del cortile di Castel Vecchio al Buon Consiglio, luogo di passaggio obbligato per accedere alla parte cinquecentesca della residenza vescovile, troviamo un affresco del Fogolino (1534)che rappresenta Carlo in trono circondato da tutti i vescovi di Trento.” ( L’affresco fu commissionato dal principe vescovo e cardinale Bernardo Clesio che fu amico e consigliere di ben tre imperatori: Massimiliano I e i figli Carlo V e Ferdinando I. n.d.a). Lo storico ricorda che “ Nel 1525 la Chiesa visse un periodo difficile e pure in questa valle e nella Val di Sole la situazione si fece molto critica, con la gente che si rivoltava. Il vescovo fu costretto a scappare e ad asserragliarsi nella Rocca di Riva del Garda per difendersi dai rivoltosi. Questa rivolta avvenne, tra l’altro, in un periodo importante, perché Lutero aveva cominciato ad attaccare il mercimonio imperante nella chiesa di Roma e a lanciare le sue tesi che portarono ad uno scontro in Europa tra i cattolici e i suoi seguaci,i protestanti. Proprio nella prima metà del ‘500, per ristabilire l’ortodossia, si prepara e poi nasce il concilio di Trento (1545-1553) … Ecco allora che si può comprendere perché nel Cinquecento ci siano tali richiami a Carlo Magno… lui si era impegnato, infatti, a ristabilire l’ortodossia della Trinità, ad esempio, contro la cosiddetta eresia adozionistica, secondo la quale Gesù non era proprio figlio di Dio.” ( Secondo l’adozionismo, infatti,Gesù fu sì una creatura speciale chiamata da Dio a una missione particolare, ma era stato adottato dal Padre solo al momento del suo battesimo nel Giordano, quando venne elevato al rango di Figlio di Dio, acquisendo la natura divina. Tale dottrina comprometteva la fede trinitaria professata dai cristiani n.d.a.)
“La riaffermazione dell’ortodossia significava riaffermare la Trinità: a Ponte di Legno Carlo Magno, come ho già detto,lo fa con l’edificazione della chiesa dedicata alla Santissima Trinità, con la quale voleva anche proclamare il suo nome nei secoli. ” Lo scrittore rivela che “anche a Carisolo c’è una Trinità, all’inizio della scala che porta alla chiesa di Santo Stefano, in una cappelletta che risulta unica, perché è datata e perché raffigura la Madonna col bambino e due San Giovannino.”.
E, a tal proposito, Imperadori non può evitare di richiamare i presenti su un problema legato appunto a questa bella e importante realtà: “…se non si interviene, si può perdere il tetto e sarebbe un vero peccato, perché è un affresco datato, opera del Baschenis che ha rappresentato il simbolo della Trinità anche nella danza macabra a Pinzolo.”

Il relatore, al fine di avvalorare ulteriormente la tesi storica del passaggio di Carlo Magno per queste terre, ha parlato di un’altra sua scoperta “una donazione fatta da Carlo Magno alla Val Camonica e al lago di Garda, e giunta a noi grazie al lavoro dei frati della basilica di Tours che copiarono i documenti, la cui versione originale era stata bruciata durante la rivoluzione francese. Nelle donazioni di Carlo Magno compare anche la misteriosa val d’Algone, che comprende Tione.” E ancora “a Verona abbiamo trovato una donazione fatta dal vescovo Nokterio, con testamento del 15 novembre 928, di alcune località del Trentino ai canonici della cattedrale di questa città. Se i successori di Carlo Magno continuano a ripetere le donazioni, significa che c’è un collegamento importante. Troviamo citati tre paesi vicini a Tione: Bondo, Breguzzo e Molveno. Molto probabile che non si passasse dal fondovalle, in quanto soggetto ad alluvioni, ma si fosse risaliti attraversando quei tre centri. Nokterio era legato agli imperatori, perché era riuscito a difendere Verona da molti attacchi…Nel portale strombato del duomo di Verona, infatti, vigilano sull’ingresso due paladini di Carlo Magno, Orlando e Olivieri…
Imperadori ha chiuso il pomeriggio, portando testimonianze di altri ricercatori che condividono la sua posizione. “…molti studiosi hanno parlato della leggendaria spedizione di Carlo Magno, portandosi sui luoghi interessati. Tra di loro Bolognini, un garibaldino che fu il primo a scriverne sul bollettino della SAT (Società Alpinisti Tridentini )nel 1875. L’inglese Freshfield, il primo a scalare la Presanella, vide l’affresco contenuto in questa Chiesa e lo riportò integralmente nel suo libro con la spiegazione del racconto”.
Imperadori ha ribadito che “…è più di una semplice leggenda, perché ci sono messaggi evidenti anche sulla questione religiosa…Capite bene che il voler continuamente riportare l’ortodossia significava sì avere tanti fedeli, ma per l’imperatore era anche una questione di potere.”
Lo storico ha sottolineato infine che” c’è la necessità, innanzitutto, che gli studi relativi alla spedizione di Carlo Magno vengano approfonditi e spiegati nelle scuole, portando i ragazzi a visitare questo luogo. Si può anche farne un utilizzo turistico, imparando dalla Val Camonica che ha affiancato cartelli esplicativi vicino ai monumenti del territorio. Proprio nei giorni scorsi ho letto che la regione Lombardia ha stanziato 43mila euro per gli scavi a Vione, piccolo comune della Val Camonica dove hanno trovato i resti di una grande fortezza a oltre 2200 metri sul livello del mare.” (La località si chiama Tor dei Pagà e le torri sarebbero state costruite dai vionesi “pagani” in fuga dalle truppe di Carlo Magno che, al suo passaggio, portava, come ci ha ricordato Imperadori, oltre alla conquista militare, anche l’affermazione della religione cristiana. Inizialmente il paese si chiamava Polacra o Polagra o Dellagara e fu Carlo Magno a cambiarne il nome, dopo aver espugnato il maniero, in Vione, rifacendosi al suo castello di Vion, nei Pirenei. n.d.a.)

Il sindaco, ragioner Arturo Povinelli, è intervenuto per ringraziare l’illustre ospite e ha ricordato che l’amministrazione ha dato il patrocinio al “Progetto Carlo Magno” della Pro Loco e del circolo culturale “il Faggio Val Rendena” in collaborazione con altri comuni della Val Rendena, Val Camonica e Val di Sole. http://www.carolusmagnus.it/800X600/frameset_contesto86.htm

Il sindaco durante il suo breve intervento
Il sindaco durante il suo breve intervento

Per concludere: “Guardate questo affresco: ci sono collegamenti precisi, è davvero difficile credere che siano cose inventate da qualche burlone.
Una provocazione che è un invito. A voi rispondere…

Un pensiero su “Spedizione di Carlo Magno in Trentino: storia, non leggenda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *