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Intervista a Aldo Lorenzi: “Per fare bene un mestiere bisogna innamorarsene”

Ci sono persone che vale la pena di conoscere e far conoscere, persone che attraversano il tempo lasciando impronte importanti. Il Signor Aldo Lorenzi è uno di loro. 83 anni portati con signorilità, eretto nel portamento come nel comportamento, nato a Mortaso e vissuto a Milano, con un’attività commerciale nella via più glamour della metropoli, via Montenapoleone, ha dedicato la sua vita “a nobilitare il mestiere del commerciante, trasformandolo in un percorso di conoscenza” (Alberta Voltolini, rivista “CAMPIGLIO”, n°2, 2016).
Come e perché l’ho incontrato, ve l’ho già anticipato nel precedente articolo sugli arrotini.
Perciò lascio a lui la parola, perché ogni riga sottratta al suo racconto è un vero peccato.
Vi do un consiglio: ritagliatevi un po’ di tempo per la lettura del pezzo di oggi perchè vi accorgerete ben presto che è molto di più di una semplice intervista…

Le va di raccontare la storia della “bottega di via Montenapoleone”?

1919: mio padre Giovanni arriva a Milano da Mortaso, insieme al fratello maggiore Olimpio, ma non approda subito in via Montenapoleone. I due fratelli prendono in affitto un negozio all’inizio di Corso Magenta, dove svolgono il lavoro di arrotatura e vendita coltelli.
1924/1925: a loro si unisce il fratello Battista.
1926: mio padre, proprio con Battista, lascia Olimpio e apre un nuovo negozio in via Paolo Sarpi.
1929: mio padre, sposatosi con Lina Collini, pure lei di Mortaso, lascia il fratello Battista nella bottega di via Paolo Sarpi e prende in affitto una piccola bottega (2 metri di larghezza per 6 di lunghezza) con una vetrina su via Montenapoleone. Nello scantinato di questo minuscolo spazio, si dedica alla arrotatura di oggetti taglienti, lavoro al quale affiancherà più tardi, quando avrà le risorse necessarie, la vendita di utensili con lama, acquistando solo prodotti delle migliori marche.
1941/1945: a causa della guerra in corso, la famiglia, che nel frattempo si è allargata con la nascita di tre figli maschi (Franco nel 1931, io nel 1935, Ugo nel ’40), viene fatta sfollare a Mortaso, dove nel 1943 è trasportata tutta la merce del negozio che viene momentaneamente chiuso.
1946: iscrizione della ditta “Lorenzi Giovanni” alla Camera di Commercio di Milano.
1959: mio padre Giovanni, nonostante abbia nel frattempo sempre più di frequente “abdicato” al suo ruolo a favore di noi figli, si impegna molto per subentrare come affittuario nell’adiacente negozio di lampadari Cervini, che ha chiuso, all’angolo con via Pietro Verri. Ci riesce, così la piccola bottega è lasciata libera, a favore della nuova più spaziosa ( 5 metri per 6), dotata di uno scantinato e un piano superiore adibito a magazzino.
1961: faccio ristrutturare lo scantinato destinandolo alla vendita di articoli per fumatori.
1964: Ugo si mette in proprio, aprendo un negozio in via Dante.
1965: si rende perciò necessario modificare l’iscrizione alla Camera di Commercio. “Ditta Lorenzi Giovanni di Lorenzi Giovanni, Lorenzi Franco e Lorenzi Aldo” è la nuova denominazione.
1972: sempre sotto la mia guida, viene effettuata la completa ristrutturazione che porta il negozio allo stile che ne caratterizzerà, nonostante successivi interventi, tutta la storia.
1980: in seguito al fallimento della Cartiera Mayer, proprietaria dei muri, acquistiamo non solo il negozio dove ci eravamo trasferiti nel ‘59, ma anche quello a fianco, sede della prima angusta bottega Lorenzi.
1982: “Lorenzi Giovanni di Lorenzi Franco e Lorenzi Aldo S.d.f” è la nuova denominazione della ditta alla camera di Commercio.
1983: è l’anno dell’ultima inevitabile ristrutturazione che porta alla demolizione del muro maestro di comunicazione con il primo negozio Lorenzi e dei plafoni; si ristrutturano anche il magazzino al piano superiore e gli scantinati. Il negozio diventa più spazioso, ma conserva l’impostazione e lo stile dato nel 1972.

1997: la società diventa un nome collettivo “Lorenzi Giovanni S.n.c. di Franco e Aldo Lorenzi
2005/2006: il negozio G.Lorenzi viene incluso fra
le botteghe storiche di Milano. (Molte altre le onorificenze ottenute dalla ditta G. Lorenzi nel corso degli anni e custodite in archivio n.d.a.)

Nella storia della bottega di via Montenapoleone entrano a far parte molti altri avvenimenti, più strettamente famigliari, ma comunque legati ad essa. Voglio ricordare nel 1959 il mio matrimonio con Edda Chiodini, di cui parlerò più diffusamente in un altro punto dell’intervista, la morte di mio padre nel 1992, seguita nel ’97 da quella di mia madre. Tre figure fondamentali nella storia della bottega di via Montenapoleone, con Edda che ancora mi sta a fianco e continua con me a pensare in grande.

Arriviamo così al 2014, l’anno della chiusura…

Anche le storie più belle hanno sempre una fine e il 2014 segna, appunto, quella della bottega di via Montenapoleone. La prima idea era stata quella di darla in conto vendita ai commessi, perché proseguissero l’attività che ben conoscevano, ma hanno rifiutato perché troppo impegnativo. Ho chiuso il negozio mantenendo fino all’ultimo giorno il prezzo di cartellino per ogni singolo prodotto, perché ho voluto chiudere nobilmente, a differenza di chi propone svendite totali in tali circostanze. Molte, in verità, sono state le richieste, anche interessanti, di proseguimento del marchio e della merce, ma prima della suddivisione degli oggetti rimasti, ho preferito depositare il marchio (G. Lorenzi), che non potrà essere usato per vent’anni, per non darlo in mano a persone delle quali non riuscivo a fidarmi completamente.
Una parte dei preziosi accessori rimasti, fatti realizzare per essere posti in vendita nel nostro negozio, fu acquistata da Alfred Dunhill che organizzò una bellissima esposizione presso il Bourdon House Building a Londra. In quella che è la vera dimora spirituale di Alfred Dunhill e che incarna il cuore e l’anima del brand, dal 15 al 21 Gennaio 2015 furono in mostra oltre 200 nostri pezzi tra coltelli, coltellini, ma anche rasoi ed accessori per la rasatura.
Altri oggetti furono, invece, affidati per essere posti in vendita alla storica boutique di alta sartoria maschile “Larus Miani”, all’angolo di via Verri, di fronte alla bottega Lorenzi. Conoscevo da tempo Guglielmo Miani, Ceo e presidente della boutique, che continuerà a vendere, fino ad esaurimento, i miei oggetti. In seguito, potrà offrirne altri, ma non col mio marchio.

Il signor Lorenzi fornisce informazioni utili su rasoio, lama, tipo di affilatura
Il signor Lorenzi fornisce informazioni utili su rasoio, lama, tipo di affilatura

Parliamo ora della Signora Edda, di cui lei cita spesso il grande apporto ricevuto.

Confermo che l’apporto di mia moglie è sempre stato fondamentale. Ci siamo conosciuti sui banchi di scuola, lei toscana di Aulla, e ci siamo sposati subito dopo il mio servizio militare nel 1959. Non abbiamo avuto figli, quindi abbiamo dedicato la vita al nostro lavoro. Lei è la persona che mi ha aiutato a sgrezzarmi : sono nato in Val Rendena e all’inizio della mia attività non avevo l’apertura mentale giusta per diventare quello che sono, non avevo, ad esempio, mai viaggiato. E’ stata mia moglie che, potendo gestire quattro lingue e avendo fatto studi migliori dei miei, mi ha invogliato ad approfondire la conoscenza nel mio campo. Tutti i viaggi fatti all’estero sono stati possibili proprio grazie a lei. Edda mi ha inoltre aiutato a capire che alcuni oggetti erano troppo belli per essere vendibili ( preciso che, quando ho cominciato, vendevo per necessità!), ma che, appunto perché così belli, mi aiutavano ad affinare le mie conoscenze in materia e ad allargare i miei orizzonti . Devo veramente molto a Edda!

Il Signor Aldo con la moglie Edda nella loro casa di Mortaso, frazione di Spiazzo
Il Signor Aldo con la moglie Edda nella loro casa di Mortaso, frazione di Spiazzo

Chissà quanti “passaggi” importanti nella Sua bottega…
Non nego che gente importante ne sia passata dal mio negozio. Nei primi anni che ero in via Montenapoleone sono passati i migliori di Milano… poi l’evoluzione è cambiata e sono arrivati i migliori del mondo, perché ero l’unico ad aver cose di quel genere e, quindi, erano obbligati a venir da me. Ci tengo però a dire che chiunque varcasse la soglia del mio negozio era per me un cliente “importante” (Il Signor Lorenzi mi ha fatto alcuni nomi, ma mi ha chiesto di non riportarli per riservatezza, altro segno inconfondibile del suo essere veramente “Signore” n.d.a.)

Nel corso di tanti anni di attività, le sono state fatte richieste particolari?

Ho esaudito le richieste dei clienti solo quando riuscivo a condividerle. Nessuno ha potuto dire che me l’ha fatto fare, se non c’era dietro la mia convinzione, perché non ho mai rinunciato alla possibilità di rifiutare. Ho avuto la cocciutaggine di non abbassarmi mai in nome del dio denaro, il mio marchio non si è mai inchinato ed è quello che mi ha fatto apprezzare da persone anche molto potenti. Sono sempre stato convinto che la persona valida, davanti a un no motivato, non solo capisce, ma sa apprezzare. I miei oggetti erano trattati nella maniera giusta, erano tutti oggetti naturali e, quando li vendevo, lo spiegavo ai clienti, insieme alle controindicazioni. E se un cliente mi riportava un oggetto, non lo rimettevo in vendita, perché vendevo solo oggetti “vergini”. Anche questo è un segno della mia serietà professionale.

In questo arco di tempo, com’è cambiata la clientela?

Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che alla mia bottega si è sempre rivolta una clientela classica di buon gusto con delle pretese giuste, persone intelligenti che attraversano i tempi lasciando un segno. E’ anche vero che c’è stato un cambiamento nei gusti, con richieste che hanno seguito talvolta le mode farfallone. Da me, però, entravano se condividevano le mie proposte: le vetrine hanno sempre parlato chiaro!

Via Montenapoleone è sempre stata comunque la via per eccellenza della moda e delle mode. Come è riuscito a proporre solo e sempre oggetti che sono al di là di esse e non conoscono gli alti e bassi delle tendenze appunto?

Ho sempre lavorato nel classico, non ho mai commercializzato oggetti di moda, perché la convinzione di tutta la mia vita è stata, e continua ad essere, che un oggetto deve percorrere per intero la vita di chi ne viene in possesso e così ho voluto che fosse con ogni oggetto venduto da me. Se offro un oggetto bello e funzionale, è molto probabile che chi lo acquista se ne innamori e, se succede, invecchierà bene con lui. Un oggetto troppo moderno, legato all’oggi, l’ho sempre negato totalmente, andando anche controcorrente. E’ evidente che, se tratti prodotti Apple, non puoi fare così, ma nel mio campo, ho sempre cercato di proporre e vendere oggetti con caratteristiche ben definite e, dal mio punto di vista, imprescindibili.

Pensa che ci sia ancora un futuro per una concezione simile di questo mestiere che, così inteso, è arte?

Nel nostro mondo c’è stata, e c’è, una evoluzione, alla quale anch’io ho contribuito . E’ vero, io ero in Montenapoleone, ma si può fare il lavoro in un certo modo, con qualità, anche in altre zone. I ricchi non ci sono solo a Milano. Non si trovano forse ristoranti a 4 stelle in luoghi sperduti e non solamente nel centro delle grandi città? Per fare questo mestiere l’unica cosa importante è che bisogna innamorarsene. Se non sei matto, fai cose banali, come disse Steve Jobs (stay hungry, stay foolish). E così è stato per me. Me ne sono innamorato e non ero mai sazio di conoscenza: andavo nei musei, parlavo con gli artigiani che venivano da famiglie fornitrici delle case reali e che avevano quindi una conoscenza principesca del mestiere, perché nell’Ottocento, quando si voleva fare un regalo, si donava un coltello, un paio di forbici perché erano di una bellezza unica. Ad oggi, però, non ho ancora trovato una persona che si sia innamorata con gli occhi del mio lavoro. Su cento che hanno visto la mia collezione, gli unici due, che mi hanno fatto tante domande sugli oggetti e che li esaminavano molto interessati, sono stati un egiziano e un orientale… Dirò di più: è difficile trovare anche in ristoranti ad alto livello un coltello tagliente, adeguato allo scopo, perché è andata perdendosi la cultura del taglio. Non può essere servito un filetto cucinato in modo “stellare” che poi si deve tagliare con un coltello che appunto non taglia, è un’offesa al piatto che, invece, andrebbe nobilitato. Ho condiviso questo mio punto di vista con clienti di buon gusto cui fornivo coltelli adeguati alla loro cucina, quindi al loro stile di vita, clienti che tornavano a ringraziarmi, perché non sapevano che si può ricavare gioia anche dall’uso, apparentemente banale, di un coltello. Ieri come oggi, ci sono persone ricche e di buon gusto che hanno delle esigenze, ma non conoscono ancora il modo di soddisfarle. Offrendo loro un oggetto fatto bene, si offre insieme anche gioia: con un rasoio da barba degno di questo nome, un signore comincia già bene la giornata, così come una signora si sente felice se nel set da cucito o ricamo ha una forbicina bella e funzionale.

A questo punto, penso ci stiano bene due parole sulla sua collezione

Sempre convinto delle idee che hanno determinato tutte le mie scelte, vorrei fare in modo che la nostra collezione di utensili taglienti possa servire per eccitare, per creare continuità del mondo bello delle lame. Preciso che per me bello è tutto ciò che si combina armoniosamente con utilità e uso pratico, perché per me il lavoro non si ferma alla praticità animalesca. Però, per arrivare a un dunque di qualità, bisogna come prima cosa comprenderne e assimilarne la bellezza, volerla, conoscerla e poi trasmetterla. E il museo è il mezzo più adatto per trasmettere qualcosa di importante che non può, e non deve, andare perduto.

Una parte della collezione di Aldo e Edda Lorenzi nel suo studio a Milano
Una parte della collezione di Aldo e Edda Lorenzi nello studio a Milano

(Alla chiusura del negozio di Via Montenapoleone, Aldo Lorenzi, che ne era comproprietario col fratello Franco e negli ultimi tempi amministratore unico, si è dedicato alla collezione degli oggetti taglienti del negozio, mentre il fratello a quella dei rasoi di sicurezza. Aldo ha ampliato e riunito la sua collezione negli uffici di proprietà e, con l’insostituibile signora Edda, si sta dedicando alla catalogazione della collezione. Si tratta di oltre duemila pezzi, corredati da circa tremila libri sull’argomento raccolti a partire dal 1959.)

Per concludere, ho cercato di ricavare dal volume “Quella bottega di Via Montenapoleone“, scritto da Aldo Lorenzi in collaborazione con la moglie e Gaspare Barbiellini Amidei* che ha curato la seconda parte e l’intervista, un sintetico percorso che illustri come il negozio di via Montenapoleone sia stato dagli anni ’80 in avanti promotore di numerosi eventi culturali legati agli oggetti in vendita. L’ho sottoposto alla supervisione del Signor Aldo per eventuali correzioni e integrazioni. Lo lascio a tutti voi come chiusura, come invito ad approfondire la conoscenza del “mondo Lorenzi”.

1986: Franco Lorenzi collabora con la Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco all’organizzazione di una mostra di coltelleriaPagine antiche e lame lucenti”. Sono esposti la maggior parte degli utensili taglienti collezionati da Aldo per il negozio, gli esemplari prestati dal Klingen Museum di Solingen, città tedesca delle lame e preziosi oggetti di altre collezioni italiane ed estere, insieme a testi di gran pregio.
1988: Franco scrive il libro “Coltelli in cucina e a tavola Storia materiali manutenzione dei coltelli da cucina e da tavola” per l’editore Franco Muzzio di Padova.
1990: Aldo organizza, in onore dei genitori Giovanni e Lina, una mostra di coltelleria nella sala Comunale di Tione, in Val Rendena, utilizzando in parte gli esemplari già esposti al Castello Sforzesco nell’86 e la collezione moderna di coltelli artigianali americani iniziata negli anni Settanta.
1994: esposizione di rasoi al Museo Bagatti Valsecchi curata da Franco e da suo figlio Mauro
1995: Franco e Mauro curano la stessa esposizione a Francoforte
1995: la Knifemakers’ guide, la prima grande associazione di coltellinai custom americani, dedica il Nate Posner Award (significativo riconoscimento che viene concesso a “coloro che hanno dedicato i loro sforzi nel corso degli anni alla promozione del coltello fatto a mano nel mondo”) ad Aldo, Edda Lorenzi e alla Ditta G.Lorenzi.
1996: su iniziativa di Franco viene inaugurata la collezione di rasoi G. Lorenzi in via Montenapoleone 18 con migliaia di rasoi di ogni tipo e accessori per la rasatura collezionati in famiglia sin dai tempi di papà Giovanni e incrementata e documentata da Franco e Mauro.
1997: esce la traduzione dal francese de “La pogonotomia“, ovvero l’arte d’imparare a radersi da sé, curata da Edda Chiodini Lorenzi per le edizioni Il Polifilo di Milano.
2003: Franco scrive il libro Rasoi e lame-barbe e baffi, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, Milano
2007: Aldo e Edda Lorenzi con Gaspare Barbiellini Amidei scrivono “Quella bottega di via Montenapoleone“, Editore Ulrico Hoepli, Milano (Aldo Lorenzi propose il suo libro ai clienti e tutto il ricavo fu devoluto in beneficenza all’Onlus V.I.S.T.E)
(Nel corso degli anni si sono susseguite altre mostre di utensili taglienti in varie sedi italiane ed estere, curate ora dall’uno, ora dall’altro dei membri della famiglia Lorenzi n.d.a.)

*Gaspare Barbiellini Amidei, docente ordinario di sociologia della conoscenza, è stato un famoso giornalista che ha ricoperto anche la carica di vice direttore del Corriere della Sera e direttore de Il Tempo

Il signor Aldo mi ha detto che il volume è stato letto da numerose persone importanti e di vari Paesi, tra cui il presidente emerito ed ex amministratore delegato di Starbucks Coffee, Howard Schultz. A tal proposito ha aggiunto che Schultz l’ha anche citato nel libro da lui scritto nel 2011 “Onward”, affermando che nel percorso compiuto da Lorenzi, ha rivisto quello della sua famiglia.
Naturalmente il Signor Lorenzi va molto orgoglioso di questa citazione, come del fatto che Howard lo voglia al suo tavolo quando viene in Italia, perché questa è una conferma del fatto che la sua semplicità è ancora considerata un grande valore anche da persone di alto livello. Lui ritiene di non aver inventato nulla, ma di aver semplicemente fatto bene il suo lavoro, tenendo sempre presente come aveva cominciato. A suo dire, infatti, le persone intelligenti, anche quando arrivano in alto, non dimenticano di essere partite dal basso e non se ne vergognano!
Sempre a proposito di Schultz, nell’allegato Economia del Corriere della Sera di lunedì 26 Ottobre 2015, nell’intervista a firma M.T.C. a Lorenzi in merito all’apertura di uno Starbucks in Italia, forse a Milano, leggiamo che Aldo Lorenzi è venerato come un guru da Schultz che ha detto di aver imparato molto da lui, soprattutto che non si deve mai rinunciare alla qualità, non si deve permettere che si affermi la mediocrità e che il successo non è per nessuno un diritto, ma deve essere sempre guadagnato.
Lorenzi nell’intervista affermava “ Me lo immaginavo che Howard Schultz avrebbe presto aperto i suoi caffè in Italia e sono sicuro che, se lo fa davvero, non sbaglierà una mossa… E’ venuto diverse volte a trovarmi ed era chiaro che voleva capire bene l’opinione di un italiano, di un milanese, prima di portare la sua azienda nel nostro Paese”.

A destra Howard Schultz all'inaugurazione di Starbucks a Milano aglitteringwoman.com
A destra Howard Schultz all’inaugurazione di Starbucks a Milano
aglitteringwoman.com

A tal proposito, ricordo che a Milano, in Piazza Cordusio, nell’ex Palazzo delle Poste ha aperto il 6 Settembre il primo locale della Catena statunitense Starbucks. E Aldo Lorenzi, naturalmente, era uno dei 500 invitati alla festa per l’inaugurazione.
Sul Corriere Della Sera (edizione Milano) di venerdì 7, nella cronaca della serata, la giornalista Daniela Polizzi ha scritto: “Tra gli ospiti, le persone più vicine a Schultz in Italia. Tra questi, l’imprenditore del cachemire Brunello Cucinelli, l’imprenditore dei coltellli Aldo Lorenzi e Alexandre Pereira, sovrintendente della Scala… Nella Reserve anche la famiglia Percassi che si sta occupando del progetto immobiliare di Starbucks e Angelo Moratti, figlio della giornalista Lina Sotis e di Gian Marco Moratti, che ha contribuito allo sbarco in Italia”. N.d.a.)

Incontro importante quello che ho avuto con il Signor Aldo e la Signora Edda. Compito non facile passare a voi lettori ciò che ho ricevuto. Ho fatto del mio meglio, sempre aiutato dalla presenza discreta ma imporante dei Signori Lorenzi. A loro auguro di veder realizzato presto il museo per la loro collezione. Chissà che anche la mia intervista possa dare un piccolo contributo in tal senso…

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